Loser: intervista a Momo Gatari

In passato, moltissimo tempo fa, ho già parlato di Loser, una light novel italiana pubblicata da Edizioni Linee Infinite. Quest’oggi avrete l’opportunità di approfondire alcuni aspetti del libro e conoscere meglio chi si nasconde dietro Momo Gatari.

“Momo Gatari” è il nome dell’autore che c’è scritto sulla copertina del romanzo, ma in realtà si tratta solo di uno pseudonimo. Come mai avete preferito non mettere direttamente i vostri nomi?
ANDREA: In Giappone per gli scrittori è una scelta piuttosto comune, nel campo delle light novel in particolare è diffusissima. In Italia c’è ancora un po’ di sospetto verso gli pseudonimi, sembra quasi che si pensi che gli autori si vogliono nascondere per qualche motivo losco. Nel nostro caso specifico il mistero è stato svelato subito dal nostro editore.
LAURA: Scherzi a parte, in realtà il più delle volte gli autori scelgono uno pseudonimo per proteggere la propria privacy. In Italia si pensa, forse a torto, che un autore desideri per forza di cose la fama, ma non è per tutti così. Devi sapere inoltre che siamo entrambi molto riservati, uno pseudonimo in qualche modo ci espone ma allo stesso tempo ci protegge.Continua a leggere…

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Il mio rapporto con la scrittura nel tempo

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Ammetto che in passato usavo spesso le interviste come mia ultima risorsa quando ero proprio a corto di idee. Stavo per fare di nuovo lo stesso errore anche questa volta, però mi sono sforzata a scrivere qualcosa perché, anche se adoro le interviste, non mi va di far campare il blog solo con quelle. Quindi visto che non so di cos’altro parlare, spiegherò come è cambiato nel tempo il mio rapporto con la scrittura.

Il tutto si può suddividere in varie fasi che affronterò partendo del mio percorso scolastico. Infatti già dalle elementari adoravo prendere il mio amato quadernino e scriverci le storie che mi frullavano in testa. Erano tutte brevi ma, per quanto impegno ci mettessi, non riuscivo mai a terminarle. Mi mancavano le idee, così chiedevo sempre aiuto a mia nonna. Ero solita leggere libri con lei, perciò avevo (e ho tutt’ora) fiducia nelle sue capacità di lettrice esperta. Grazie a questo mio problema, dopo il buco di due anni delle medie in cui mi sono allontanata da molte delle cose che mi piacevano, quando ripresi a frequentare forum e siti vari, capii subito in che modo partire per creare una storia.
Mi bloccavo lo stesso nel momento in cui aprivo il documento di Word. Il problema principale era il non saper affatto svolgere nemmeno un tema: negli anni precedenti la maestra si era limitata a farci scrivere semplici “pensierini”. Le consegne dei compiti a casa erano ridicole considerato che dovevo sempre fare delle frasi singole. Se prima ero arrabbiata perché non facevo niente in classe, nel vedere una insufficienza alle medie con la prima verifica di italiano, mi ero scoraggiata un po’. Infatti, solo dopo aver avuto la connessione internet a casa ho ripreso a scrivere anche se non ho mai avuto costanza nel periodo adolescenziale: un giorno mi veniva un’idea, ma quello dopo già non mi piaceva più. Credo che la colpa sia anche stata della bassa autostima, più che per la mancata consapevolezza di non poter migliorare senza leggere libri.

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Simona Presti e il suo crowfunding di “Alice in Sweetland”

In questa occasione parleremo di crowfunding, ma di cosa si tratta? In pratica una persona o un gruppo propone un progetto su siti appositi e apre una campagna fondi. Saranno gli stessi fruitori dell’idea da realizzare, in questo caso un romanzo, a finanziarlo. Nello sfortunato caso in cui non si raggiungesse la quota desiderata entro un certo limite di tempo, i soldi vengono restituiti e il tutto annullato.

Per prima cosa ti chiedo di spiegare un po’ chi sei e cosa fai nella vita in modo da farti conoscere meglio a chi non ti conosce.
Simona: Scrittrice (magari!) e anima curiosa. Misantropa, vecchia dentro.
Nata tra le nebbie e l’afa della bassa padana, trascorro la mia infanzia in campagna, tra animali e voli fantastici. Un tempo ceramista ora in cerca di collocazione, ho trovato nella scrittura un modo per evadere dalla realtà quotidiana, rinchiudendomi in mondi che plasmo con amore sudando, imprecando, e cercando di superare i miei limiti. Sto ancora imparando. Sarà un lungo tragitto, ma mi è sempre piaciuto camminare.Continua a leggere…

Fumetti e light novel: trovare il tempo anche quando non c’è

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Non so effettivamente quando si sia verificato questo cambio di rotta, ma se penso ai fumetti che compravo alle superiori, rispetto a ora, capisco perché non sapevo mai cosa leggere: riuscivo a finire tutto in poco tempo. In camera mia ho fatto una divisione in tre scomparti tra roba da iniziare, serie da finire e volumi di serie in corso già letti. Non so se il motivo risieda nel fatto di avere molto tempo libero o se bisogna considerare soltanto le light novel: essendo romanzi veri e propri, ci metto molto di più per terminarli. In ogni caso ho una pila di almeno quindici volumi divisi per l’appunto tra queste due categorie: fumetti e light novel. A volte provo un sentimento contrastante: se anni fa ero perennemente frustrata per il non saper mai cosa leggere, adesso ho l’impressione di sprecare soldi in cose a cui non riesco a dare nemmeno un’occhiata subito.
La cosa strana è che in realtà saprei come ritagliarmi nell’arco della giornata almeno un’ora per queste cose, ma non lo faccio mai. Non ci riesco, o meglio: non sono molto capace di decidere cosa fare in un determinato momento con largo anticipo – alla fine mi scoccio e cambio i piani all’ultimo o subentra la mia amata procrastinazione. Tutto questo nonostante con l’esperienza abbia trovato modi per impedire questo accumulamento massiccio. Volete saperne alcuni? Allora continuate a leggere.Continua a leggere…

Conosciamo meglio Alonso Rojas, disegnatore della light novel italiana “Loser”

Loser è probabilmente il primo romanzo italiano pubblicato da una casa editrice a essere venduto come light novel, così mi sono subito chiesta: “Chi si è occupato delle illustrazioni?” e la risposta è: Alonso Rojas, che si occupa anche del fumetto “Gotho Namite” e mille altre cose.

La primissima cosa che ti chiedo è dire chi sei un po’ a tutti: sia coloro che ti seguono, sia chi non ti conosce.
Alonso
: Il mio nome è Alonso Rojas. Lavoro da quasi 7 anni come cartoonist per diverse produzioni a cartoni animati. Nel 2015 ho pubblicato il mio primo libro a fumetti intitolato “Gotho Namite”, che è stato abbastanza fortunato da spingermi a lavorare in un seguito mentre lavoro sui cartoni animati.Continua a leggere…

Light Novel: Sword Art Online, saga di Aincrad

Quando si inizia la lettura di questa la light novel si hanno due strade a disposizione da poter percorrere: o ci si chiede di continuo come diamine faccia a essere una sorta di “One Piece versione romanzo” – per via del numero di vendite in madrepatria, non per le vicende in sé – oppure è amore a prima (s)vista. Il motivo credo sia dovuto anche alla più o meno vasta conoscenza, nonché esperienza diretta, con i giochi di ruolo che senza dubbio influisce sull’attaccamento che una persona può avere nei confronti di Sword Art Online: non per il “gergo” usato dei giocatori, bensì per la particolare empatia che il lettore può provare, non so se mi spiego.

INTRODUZIONE
“Sword Art Online” è un romanzo ancora in corso in madrepatria che conta per il momento quindici volumi ed è edito in Italia da Jpop nella collana Jpop Romanzi! i quali primi due volumi sono stati pubblicati nel 2014. La traduzione italiana è a cura di Sandro Cecchi. 

 

Per qualche motivo avevo perso tutto. 
Combattere in quel mondo, ritornare a quello reale, continuare a vivere… non aveva più alcun senso. Per colpa della mia incapacità, avevo già perso tutti i miei compagni di gilda. Sarebbe stato meglio se la mia vite fosse terminata in quel momento. In quel modo non avrei incontrato Asuna e non avrei mai ripetuto lo stesso errore una seconda volta.
Anche chiedere ad Asuna di non suicidarsi… era stata una cosa stupida e superficiale. Non avevo capito assolutamente nulla. Come potevo continuare a vivere in quelle condizioni, portandomi dietro quel senso di vuoto…

– Capitolo #23 ~ Vol. #01 ~ pag. 307 –

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Intervista ai fondatori di Mangakugan… light

Felice anno nuovo a tutti e… dopo quasi un mese di agonia – Elena e Thomas erano piuttosto impegnati – posso pubblicare l’intervista che ho fatto in merito a Mangakugan Light. Ho deciso di fare diverse domande su MK Light perché nel mio blog voglio dare maggior spazio alle light novel visto che le amo e che ancora molte persone sembrano non sapere nemmeno cosa sono. 

Come mai avete deciso di punto in bianco di dedicarvi anche alle light novel? Cioè, cosa vi ha spinto a provare a creare una rivista che si contrappone a quella classica?
L’idea delle light novel a dire la verità ci venne agli albori di Mangakugan, pensavamo infatti di fare una rivista unica che contenesse sia manga che light novel, e non due magazine separati come quelli di adesso. Semplicemente ci mancava la materia prima (ovvero, le light novel) e quindi abbiamo semplicemente rimandato a data da destinarsi. Poi, un bel giorno, vari autori di Mangakugan hanno avuto l’idea di fare delle light novel e l’hanno proposto a me e al vice boss. Visto che l’idea ci frullava in testa da un po’, quindi, abbiamo deciso di cogliere la palla al balzo! Però ormai Mangakugan era avviato da un pezzo e temevamo che inserire anche delle light novel avrebbe spaventato i lettori ormai abituati ai soli manga (purtroppo molta gente, quando vede troppe parole di fila senza disegni, si lascia intimorire). Così abbiamo creato una rivista secondaria esclusivamente dedicata alle light novel, in modo da rivolgerci a un pubblico più specifico senza andare a ledere quello ormai consolidato di Mangakugan normale.

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