Un libro digitale, è pur sempre un libro

Ho sempre avuto un rapporto strano con la lettura in generale. Quando ero bambina, alle elementari, mi piaceva molto e mi facevo aiutare da mia nonna dopo la scuola, però una volta entrata alle medie, per qualche strano motivo, non ho più letto niente fino alla fine delle superiori… quando ho scoperto il Kindle. Nel 2012 la mia passione per la lettura è rinata anche grazie all’esigenza di migliorare la mia scrittura ancora molto acerba. Sono passati cinque anni dal mio acquisto e non me ne sono mai pentita; infatti, tra tutti gli oggetti che abbia mai desiderato e comprato, questo merita sicuramente il primo posto.
Mi sono sempre trovata bene con il Kindle Paperwhite: in tutto questo tempo ho letto molti libri e fumetti (in bianco e nero). Non giudico chi preferisce la carta, si tratta di gusti personali, ma non sopporto chi denigra la lettura digitale.

MEGLIO CARTA O DIGITALE?
Entrambi hanno pregi e difetti, anche se si parla di libri, sono modi di leggere completamente diversi perché permettono esperienze differenti. Tutti e due possono evidenziare, prendere appunti, tenere il segno delle pagine, però non lo fanno alla stessa maniera: con l’ebook è tutto incorporato, mentre con il cartaceo hai bisogno di matita o evidenziatori. In fin dei conti non è una gran fatica scrivere a mano, anzi, ma se si vuole parlare di lettura, è bene esplicare ciò che non è uguale ‘nei due dispositivi’ e la principale diversità è data proprio dal formato: se con uno non puoi permetterti di leggere al buio senza una lucina, con l’altro non hai bisogno di caricarlo se ci si accorge che è scarico o a poca carica.Continua a leggere…

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Fumetti e light novel: trovare il tempo anche quando non c’è

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Non so effettivamente quando si sia verificato questo cambio di rotta, ma se penso ai fumetti che compravo alle superiori, rispetto a ora, capisco perché non sapevo mai cosa leggere: riuscivo a finire tutto in poco tempo. In camera mia ho fatto una divisione in tre scomparti tra roba da iniziare, serie da finire e volumi di serie in corso già letti. Non so se il motivo risieda nel fatto di avere molto tempo libero o se bisogna considerare soltanto le light novel: essendo romanzi veri e propri, ci metto molto di più per terminarli. In ogni caso ho una pila di almeno quindici volumi divisi per l’appunto tra queste due categorie: fumetti e light novel. A volte provo un sentimento contrastante: se anni fa ero perennemente frustrata per il non saper mai cosa leggere, adesso ho l’impressione di sprecare soldi in cose a cui non riesco a dare nemmeno un’occhiata subito.
La cosa strana è che in realtà saprei come ritagliarmi nell’arco della giornata almeno un’ora per queste cose, ma non lo faccio mai. Non ci riesco, o meglio: non sono molto capace di decidere cosa fare in un determinato momento con largo anticipo – alla fine mi scoccio e cambio i piani all’ultimo o subentra la mia amata procrastinazione. Tutto questo nonostante con l’esperienza abbia trovato modi per impedire questo accumulamento massiccio. Volete saperne alcuni? Allora continuate a leggere.Continua a leggere…

Lucca C&G 2014: l’edizione della “rivoluzione”

Il primo novembre è stato sicuramente il giorno più “bollente” di tutti. In quel sabato l’affluenza di gente era incredibile, più di quanto potessi immaginare. Quando sono partita da casa, non mi sono illusa dalle parole degli organizzatori della fiera dove dicevano che non ci sarebbero stati più disagi perché penso che ormai Lucca non basta più per una manifestazione di tale portata. Spostare i padiglioni non serve a niente, è solo un contentino per chi si lamenta da anni del disagio dovuto all’ingente numero di persone. Non vi elenco i problemi che ho avuto perché potete immaginarli: traffico per uscire dall’autostrada, fila lunghissima per prendere il biglietto, difficoltà a entrare nei padiglioni già di prima mattina e via dicendo.

RADUNO
Ero sull’orlo di avere una crisi nervosa: oltre che non riuscire a vedere dove diamine fosse l’Hotel Universo (era il luogo dell’incontro), c’era talmente tanta gente che per fare un pezzo di strada che di solito ci si mette si e no cinque minuti, mi ci son voluti trenta minuti tondi tondi. È stato stressante tant’è che a un certo parlavo senza sapere il significato di quelle parole che uscivano dalla mia bocca. Scusa se sono stata un po’ petulante, Fede!
Quando sono arrivata a destinazione avrei voluto piangere di gioia e gridare al mondo: “Finalmente ce l’ho fatta!”. A quel punto sono rimasta a parlare e fare foto (anche se sarebbe meglio dire “ad ascoltare gli altri e guardare gli altri a fare foto”) per non so quanto tempo… Un paio d’ore forse, ma è stato rilassante, mi ha fatto star bene e parte della malinconia che avevo in fiera (era un periodo piuttosto grigio, ero giù di morale da un paio di settimane), è scomparso, ma allo stesso tempo mi sono pentita di essere stata, fino a quel momento, pessimista.

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