Il mio rapporto con la scrittura nel tempo

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Ammetto che in passato usavo spesso le interviste come mia ultima risorsa quando ero proprio a corto di idee. Stavo per fare di nuovo lo stesso errore anche questa volta, però mi sono sforzata a scrivere qualcosa perché, anche se adoro le interviste, non mi va di far campare il blog solo con quelle. Quindi visto che non so di cos’altro parlare, spiegherò come è cambiato nel tempo il mio rapporto con la scrittura.

Il tutto si può suddividere in varie fasi che affronterò partendo del mio percorso scolastico. Infatti già dalle elementari adoravo prendere il mio amato quadernino e scriverci le storie che mi frullavano in testa. Erano tutte brevi ma, per quanto impegno ci mettessi, non riuscivo mai a terminarle. Mi mancavano le idee, così chiedevo sempre aiuto a mia nonna. Ero solita leggere libri con lei, perciò avevo (e ho tutt’ora) fiducia nelle sue capacità di lettrice esperta. Grazie a questo mio problema, dopo il buco di due anni delle medie in cui mi sono allontanata da molte delle cose che mi piacevano, quando ripresi a frequentare forum e siti vari, capii subito in che modo partire per creare una storia.
Mi bloccavo lo stesso nel momento in cui aprivo il documento di Word. Il problema principale era il non saper affatto svolgere nemmeno un tema: negli anni precedenti la maestra si era limitata a farci scrivere semplici “pensierini”. Le consegne dei compiti a casa erano ridicole considerato che dovevo sempre fare delle frasi singole. Se prima ero arrabbiata perché non facevo niente in classe, nel vedere una insufficienza alle medie con la prima verifica di italiano, mi ero scoraggiata un po’. Infatti, solo dopo aver avuto la connessione internet a casa ho ripreso a scrivere anche se non ho mai avuto costanza nel periodo adolescenziale: un giorno mi veniva un’idea, ma quello dopo già non mi piaceva più. Credo che la colpa sia anche stata della bassa autostima, più che per la mancata consapevolezza di non poter migliorare senza leggere libri.

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Nostalgia di casa

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Questa volta parlerò di qualcosa al di fuori dalle mie passioni: parlerò di me come individuo. In passato mi sono sforzata di scrivere riguardo un certo tipo di argomenti per “mettere ordine” nel blog, ma un po’ per volta l’ho abbandonato visto che non sapevo più di cosa parlare. Mi ero posta dei limiti ed è andata male. Vorrei interagire con persone interessate ai miei articoli in cui parlo di ciò che mi piace, però non è nemmeno mia intenzione lasciar morire il blog abbandonandolo a sé stesso. Perciò, considerato che qualche giorno fa mi sono svegliata con la voglia di estendere un pensiero che avevo accennato alla fine del primo post, ovvero se mi mancasse o meno Cremona, quest’oggi spiegherò più approfonditamente come mai la mia risposta a tale domanda è un no sicuro e categorico.
Già prima di andarmene a Brescia per studio non avevo dubbi per la città, non ci vivo e in generale non ho alcun tipo di legame con essa, ma il paese in cui abito con la mia famiglia? Ero quasi certa che, presto o tardi, mi sarebbe venuta la nostalgia di casa e invece niente. Possono anche fare una strage di qualunque tipo e distruggere le cose del posto, perché non me ne importerebbe affatto se la mia famiglia mi dicesse: “Stiamo bene!”.
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