Come prendere confidenza con l’inglese?

Parecchi mesi fa un mio docente dell’università ha consigliato all’intera classe di leggere un pdf in inglese per svolgere al meglio l’esercizio che ci aveva dato da svolgere fuori dalle ore di lezione. Fino all’ultimo momento ho continuato a rimandare la lettura per paura di non riuscire a capire, ma a un certo punto mi è salito il panico. Mancavano due giorni alla consegna e non avevo ancora cominciato. Non sapevo nemmeno da quale parte girarmi così, grazie alla forza della disperazione, ho aperto il pdf e mi son messa a leggere. Con mia grande sorpresa, anche se ho dovuto sforzarmi per capire tutto, sono riuscita a finire uno dei tanti capitoli del libro. E in un certo senso mi è piaciuto.

Perché vi dico questo? Beh, ho sempre avuto uno strano rapporto con l’inglese: mi piace come lingua, ma fino alle superiori l’ho sempre ripudiata. I motivi erano diversi, ma riconducibili a un unico fattore: dislessia. Per anni mi sono autoconvinta di non essere brava con le lingue in generale e che sarei mai stata in grado di capire film o libri decentemente. Per anni ho pensato che la dislessia fosse un problema irrisolvibile e in un certo senso lo è. Se nasci così, non muori senza, ma questo non impedisce me – così come altre persone – di superare l’ostacolo.

Il discorso non limita solo ai dislessici, ma si può applicare a tutte quelle persone che si creano “blocchi mentali”. Perciò con questo articolo, grazie anche alla mia esperienza in questi anni, elencherò alcuni consigli che possono essere utili.Continua a leggere…

Lettere e messaggi non sono poi così diversi

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

La tecnologia cambia il modo in cui le persone interagiscono tra di loro: nel bene o nel male. Ogni cambiamento porta con sé tutta una serie di innovazioni, ma anche molte perdite, per questo non dirò mai che chattare sia meglio di scrivere lettere a mano, ma non sarò d’accordo nemmeno se qualcuno afferma il contrario. Si tratta di due cose abbastanza diverse a livello di approccio.

Da piccola scrivevo molte lettere a mano a una mia amica d’infanzia che si era trasferita in Argentina e che tutt’ora vive là con sua madre. Ricordo bene quanto mi impegnassi a fare meglio che potevo perché avevo paura che lei non capisse, così mi facevo aiutare da mia nonna e dai miei genitori a mettere nero su bianco i miei pensieri. Mi mancava parecchio e le sue lettere mi rassicuravano molto, anche se non era abbastanza perché a scuola mi sentivo comunque messa un po’ da parte. A un tratto persi completamente i contatti con lei sebbene il padre di tanto in tanto venisse a casa nostra e ci mostrasse le sue foto – alcune di queste sono in bella vista nel salotto.Continua a leggere…

Nostalgia di casa

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Questa volta parlerò di qualcosa al di fuori dalle mie passioni: parlerò di me come individuo. In passato mi sono sforzata di scrivere riguardo un certo tipo di argomenti per “mettere ordine” nel blog, ma un po’ per volta l’ho abbandonato visto che non sapevo più di cosa parlare. Mi ero posta dei limiti ed è andata male. Vorrei interagire con persone interessate ai miei articoli in cui parlo di ciò che mi piace, però non è nemmeno mia intenzione lasciar morire il blog abbandonandolo a sé stesso. Perciò, considerato che qualche giorno fa mi sono svegliata con la voglia di estendere un pensiero che avevo accennato alla fine del primo post, ovvero se mi mancasse o meno Cremona, quest’oggi spiegherò più approfonditamente come mai la mia risposta a tale domanda è un no sicuro e categorico.
Già prima di andarmene a Brescia per studio non avevo dubbi per la città, non ci vivo e in generale non ho alcun tipo di legame con essa, ma il paese in cui abito con la mia famiglia? Ero quasi certa che, presto o tardi, mi sarebbe venuta la nostalgia di casa e invece niente. Possono anche fare una strage di qualunque tipo e distruggere le cose del posto, perché non me ne importerebbe affatto se la mia famiglia mi dicesse: “Stiamo bene!”.
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Sono tornata: novità e aggiornamenti

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Ammetto che ho provato a scrivere questo post diverse volte perché non avevo idea di cosa metterci. La prima volta avevo scritto d’impulso senza pensare troppo, la seconda invece c’erano solo informazioni su di me e ora, la terza, è la versione definitiva che ho deciso di pubblicare dopo molteplici modifiche.
È passato un po’ di tempo dall’ultimo articolo aggiunto nel vecchio blog: anche se è ancora accessibile, ormai è morto nonostante alcune cose scritte mi piacciano tutt’ora, come le recensioni delle light novel che spero di riuscire a riprendere pure in questo nuovo sito o anche le interviste ad artisti. Perciò, quali sono i progetti a riguardo? La mia intenzione è quella di farvi leggere qualcosa ogni settimana. In passato ho provato a scrivere ogni giorno e diminuire poi con il tempo la quantità di articoli, ma scriverne anche solo due era complicato – se non si trattava di interviste – perciò probabilmente vedrete un solo aggiornamento scritto di mio pugno ogni sette giorni, a volte saranno due se faccio qualche domanda a fumettisti, scrittori o illustratori vari.Continua a leggere…

Lucca C&G 2014: l’edizione della “rivoluzione”

Il primo novembre è stato sicuramente il giorno più “bollente” di tutti. In quel sabato l’affluenza di gente era incredibile, più di quanto potessi immaginare. Quando sono partita da casa, non mi sono illusa dalle parole degli organizzatori della fiera dove dicevano che non ci sarebbero stati più disagi perché penso che ormai Lucca non basta più per una manifestazione di tale portata. Spostare i padiglioni non serve a niente, è solo un contentino per chi si lamenta da anni del disagio dovuto all’ingente numero di persone. Non vi elenco i problemi che ho avuto perché potete immaginarli: traffico per uscire dall’autostrada, fila lunghissima per prendere il biglietto, difficoltà a entrare nei padiglioni già di prima mattina e via dicendo.

RADUNO
Ero sull’orlo di avere una crisi nervosa: oltre che non riuscire a vedere dove diamine fosse l’Hotel Universo (era il luogo dell’incontro), c’era talmente tanta gente che per fare un pezzo di strada che di solito ci si mette si e no cinque minuti, mi ci son voluti trenta minuti tondi tondi. È stato stressante tant’è che a un certo parlavo senza sapere il significato di quelle parole che uscivano dalla mia bocca. Scusa se sono stata un po’ petulante, Fede!
Quando sono arrivata a destinazione avrei voluto piangere di gioia e gridare al mondo: “Finalmente ce l’ho fatta!”. A quel punto sono rimasta a parlare e fare foto (anche se sarebbe meglio dire “ad ascoltare gli altri e guardare gli altri a fare foto”) per non so quanto tempo… Un paio d’ore forse, ma è stato rilassante, mi ha fatto star bene e parte della malinconia che avevo in fiera (era un periodo piuttosto grigio, ero giù di morale da un paio di settimane), è scomparso, ma allo stesso tempo mi sono pentita di essere stata, fino a quel momento, pessimista.

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