Come prendere confidenza con l’inglese?

Parecchi mesi fa un mio docente dell’università ha consigliato all’intera classe di leggere un pdf in inglese per svolgere al meglio l’esercizio che ci aveva dato da svolgere fuori dalle ore di lezione. Fino all’ultimo momento ho continuato a rimandare la lettura per paura di non riuscire a capire, ma a un certo punto mi è salito il panico. Mancavano due giorni alla consegna e non avevo ancora cominciato. Non sapevo nemmeno da quale parte girarmi così, grazie alla forza della disperazione, ho aperto il pdf e mi son messa a leggere. Con mia grande sorpresa, anche se ho dovuto sforzarmi per capire tutto, sono riuscita a finire uno dei tanti capitoli del libro. E in un certo senso mi è piaciuto.

Perché vi dico questo? Beh, ho sempre avuto uno strano rapporto con l’inglese: mi piace come lingua, ma fino alle superiori l’ho sempre ripudiata. I motivi erano diversi, ma riconducibili a un unico fattore: dislessia. Per anni mi sono autoconvinta di non essere brava con le lingue in generale e che sarei mai stata in grado di capire film o libri decentemente. Per anni ho pensato che la dislessia fosse un problema irrisolvibile e in un certo senso lo è. Se nasci così, non muori senza, ma questo non impedisce me – così come altre persone – di superare l’ostacolo.

Il discorso non limita solo ai dislessici, ma si può applicare a tutte quelle persone che si creano “blocchi mentali”. Perciò con questo articolo, grazie anche alla mia esperienza in questi anni, elencherò alcuni consigli che possono essere utili.Continua a leggere…

Loser: intervista a Momo Gatari

In passato, moltissimo tempo fa, ho già parlato di Loser, una light novel italiana pubblicata da Edizioni Linee Infinite. Quest’oggi avrete l’opportunità di approfondire alcuni aspetti del libro e conoscere meglio chi si nasconde dietro Momo Gatari.

“Momo Gatari” è il nome dell’autore che c’è scritto sulla copertina del romanzo, ma in realtà si tratta solo di uno pseudonimo. Come mai avete preferito non mettere direttamente i vostri nomi?
ANDREA: In Giappone per gli scrittori è una scelta piuttosto comune, nel campo delle light novel in particolare è diffusissima. In Italia c’è ancora un po’ di sospetto verso gli pseudonimi, sembra quasi che si pensi che gli autori si vogliono nascondere per qualche motivo losco. Nel nostro caso specifico il mistero è stato svelato subito dal nostro editore.
LAURA: Scherzi a parte, in realtà il più delle volte gli autori scelgono uno pseudonimo per proteggere la propria privacy. In Italia si pensa, forse a torto, che un autore desideri per forza di cose la fama, ma non è per tutti così. Devi sapere inoltre che siamo entrambi molto riservati, uno pseudonimo in qualche modo ci espone ma allo stesso tempo ci protegge.Continua a leggere…

Racconto: “Le voci della natura”

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Per questa settimana c’è un “articolo” un po’ diverso dalle altre volte: si tratta di un racconto che avevo intenzione di terminare per un concorso a una pagina facebook, ma alla fine ci ho rinunciato. Mi mancava il tempo e anche un po’ la voglia. Mi piace scrivere, però non amo fare cose troppo… corte. Perciò non so se ne farò altri, ma nel frattempo godetevelo. Sul finale mi sono un po’ persa, quindi se non è granché chiedo perdono. Buona lettura!


Incrociò le braccia e mise il broncio, ma non disse niente limitandosi a guardare fuori dal finestrino con il viso contrariato. Non voleva andare in montagna, aveva ribadito ai suoi genitori che si sarebbe annoiata, ma in realtà la sua era solo paura di sentire strane e fastidiose voci provenienti dalla natura. Quando era più piccola, pur di non andare in luoghi con piante, animali o fiori, si fingeva ammalata. Per questo motivo le venivano attribuiti soprannomi come “pantofolaia”, “asociale” e “malata di tecnologia”, etichette che la irritavano ancora di più.
Quel giorno era stata portata fuori con l’inganno. Sua madre le aveva promesso che sarebbero andati dalla nonna a farle visita, ma ben presto si rese conto della bugia: la strada non era la solita, così si mise a urlare come una pazza. Minacciò di aprire la portiera per scendere con la macchina in corsa, cosa che non avrebbe mai fatto e questo i suoi genitori lo sapevano, i quali perciò si limitarono a ignorare il baccano della figlia.Continua a leggere…

Lettere e messaggi non sono poi così diversi

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

La tecnologia cambia il modo in cui le persone interagiscono tra di loro: nel bene o nel male. Ogni cambiamento porta con sé tutta una serie di innovazioni, ma anche molte perdite, per questo non dirò mai che chattare sia meglio di scrivere lettere a mano, ma non sarò d’accordo nemmeno se qualcuno afferma il contrario. Si tratta di due cose abbastanza diverse a livello di approccio.

Da piccola scrivevo molte lettere a mano a una mia amica d’infanzia che si era trasferita in Argentina e che tutt’ora vive là con sua madre. Ricordo bene quanto mi impegnassi a fare meglio che potevo perché avevo paura che lei non capisse, così mi facevo aiutare da mia nonna e dai miei genitori a mettere nero su bianco i miei pensieri. Mi mancava parecchio e le sue lettere mi rassicuravano molto, anche se non era abbastanza perché a scuola mi sentivo comunque messa un po’ da parte. A un tratto persi completamente i contatti con lei sebbene il padre di tanto in tanto venisse a casa nostra e ci mostrasse le sue foto – alcune di queste sono in bella vista nel salotto.Continua a leggere…

Il mio rapporto con la scrittura nel tempo

Testo revisionato da Paolo Sturchio.

Ammetto che in passato usavo spesso le interviste come mia ultima risorsa quando ero proprio a corto di idee. Stavo per fare di nuovo lo stesso errore anche questa volta, però mi sono sforzata a scrivere qualcosa perché, anche se adoro le interviste, non mi va di far campare il blog solo con quelle. Quindi visto che non so di cos’altro parlare, spiegherò come è cambiato nel tempo il mio rapporto con la scrittura.

Il tutto si può suddividere in varie fasi che affronterò partendo del mio percorso scolastico. Infatti già dalle elementari adoravo prendere il mio amato quadernino e scriverci le storie che mi frullavano in testa. Erano tutte brevi ma, per quanto impegno ci mettessi, non riuscivo mai a terminarle. Mi mancavano le idee, così chiedevo sempre aiuto a mia nonna. Ero solita leggere libri con lei, perciò avevo (e ho tutt’ora) fiducia nelle sue capacità di lettrice esperta. Grazie a questo mio problema, dopo il buco di due anni delle medie in cui mi sono allontanata da molte delle cose che mi piacevano, quando ripresi a frequentare forum e siti vari, capii subito in che modo partire per creare una storia.
Mi bloccavo lo stesso nel momento in cui aprivo il documento di Word. Il problema principale era il non saper affatto svolgere nemmeno un tema: negli anni precedenti la maestra si era limitata a farci scrivere semplici “pensierini”. Le consegne dei compiti a casa erano ridicole considerato che dovevo sempre fare delle frasi singole. Se prima ero arrabbiata perché non facevo niente in classe, nel vedere una insufficienza alle medie con la prima verifica di italiano, mi ero scoraggiata un po’. Infatti, solo dopo aver avuto la connessione internet a casa ho ripreso a scrivere anche se non ho mai avuto costanza nel periodo adolescenziale: un giorno mi veniva un’idea, ma quello dopo già non mi piaceva più. Credo che la colpa sia anche stata della bassa autostima, più che per la mancata consapevolezza di non poter migliorare senza leggere libri.

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Simona Presti e il suo crowfunding di “Alice in Sweetland”

In questa occasione parleremo di crowfunding, ma di cosa si tratta? In pratica una persona o un gruppo propone un progetto su siti appositi e apre una campagna fondi. Saranno gli stessi fruitori dell’idea da realizzare, in questo caso un romanzo, a finanziarlo. Nello sfortunato caso in cui non si raggiungesse la quota desiderata entro un certo limite di tempo, i soldi vengono restituiti e il tutto annullato.

Per prima cosa ti chiedo di spiegare un po’ chi sei e cosa fai nella vita in modo da farti conoscere meglio a chi non ti conosce.
Simona: Scrittrice (magari!) e anima curiosa. Misantropa, vecchia dentro.
Nata tra le nebbie e l’afa della bassa padana, trascorro la mia infanzia in campagna, tra animali e voli fantastici. Un tempo ceramista ora in cerca di collocazione, ho trovato nella scrittura un modo per evadere dalla realtà quotidiana, rinchiudendomi in mondi che plasmo con amore sudando, imprecando, e cercando di superare i miei limiti. Sto ancora imparando. Sarà un lungo tragitto, ma mi è sempre piaciuto camminare.Continua a leggere…

Carnivore: intervista a Lucy Rosca

Ripensandoci bene, nel mio vecchio blog, mi è sempre dispiaciuto non essere mai stata in grado di intervistare scrittori che non si occupassero di light novel. Per questo motivo, dopo aver finito di leggere il secondo capitolo su Wattpad di “Carnivore”, romanzo di Lucy Rosca, l’ho contatta subito per farle qualche domanda.

Presentati per chi come me non ti conosce bene, soprattutto dal punto di vista artistico.
Lucy: Dunque… sono una ragazza con la testa tra le nuvole, che fantastica praticamente durante tutto l’arco della giornata anche sulle cose apparentemente senza significato. La scrittura è la mia passione da sempre, perché tramite essa posso rendere la realtà di tutti i giorni “speciale”. Artisticamente parlando seguo sempre la mia ispirazione, non mi piace lavorare su un’idea fissa o fossilizzarmi su un genere specifico. Mi piace osare, sperimentare, e tessere trame che contengano sempre risvolti inaspettati, dove nulla può essere dato per scontato. Questo è il mio obiettivo, nonché una delle cose che mi rendono più felice.Continua a leggere…